Settembre 18, 2026

Avellino-Palermo 1-1, e alla fine va bene così. Perché il Palermo torna con un punto da un campo maledetto, mantiene la testa della classifica con il Mantova a 10 punti e ringrazia un ragazzino di nome Fortin che al 94′ ha fatto due miracoli.

Ma se c’è un uomo da mettere sotto la lente, uno su tutti appunto, quello è *Emmanuel Gyasi.*Partito titolare nel 4-2-3-1 di Inzaghi sulla trequarti, largo a destra con compiti di legare il gioco e puntare l’uomo, Gyasi ieri è stato l’anti-calciatore. Zero dribbling riusciti, zero cross pericolosi,

zero idee. In 58 minuti di nulla cosmico.Il dato più crudele non è tecnico, è tattico: il Palermo ieri ha giocato in 10 fino al 14′ della ripresa. Poi Inzaghi ha tolto lui, ha messo *Dennis Johnsen* e in 4 minuti è arrivato il pareggio. Norvegese, destro all’incrocio, quarto gol in campionato.

Entra uno, la partita cambia. Esce l’altro, la squadra respira.Non è un accanimento. Gyasi ha qualità, lo sappiamo. Ma in una gara dove serviva gamba, cattiveria e uno strappo, lui ha camminato ai margini. L’Avellino di Nesta da quella parte con Moruzzi e Besaggio ha sempre raddoppiato e lui non ha mai avuto il coraggio di attaccare lo spazio.

Mai un duello vinto contro Venturi.E il confronto è impietoso: Vavassori dall’altra parte, pur impreciso, almeno due volte ha messo Martinelli alla prova al 4′ e al 21′. Gyasi neanche quello.In una Serie B dove ogni centimetro si suda, come dice bene Inzaghi, non puoi permetterti un trequartista che non accende la luce.

Ieri il Palermo aveva bisogno di un fiammifero, ha trovato un cerino bagnato.La nota positiva? Che quando è uscito Gyasi è entrato il migliore. Johnsen si è preso la scena, Fortin ha salvato il primato, Barba e Bani hanno fatto quello che hanno potuto murando dietro.

Ma Avellino ci ha detto una cosa chiara: se Palermo vuole davvero volare, non può avere uno su tutti in negativo. E ieri, purtroppo, quell’uno aveva la maglia numero 11.

*Voto Gyasi: 4,5 – L’ombra di se stesso.*

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