Ottobre 26, 2026

Rosanero a 22 punti dopo 8 giornate, +5 sul Mantova. Johnsen sblocca, Rubino pareggia, Vavassori all’80’ regala la quarta vittoria di fila. Non è stata bella, ma è da grande squadra.Non sempre le vittorie più belle sono quelle che valgono di più. A volte valgono di più quelle sporche, sofferte, strappate quando le gambe tremano. Palermo-Carrarese 2-1 è stata esattamente questo: una vittoria di carattere e di resistenza.La cronaca:Inzaghi ripropone il suo Palermo operaio. Davanti a Perin, Cassandro, Magnani, Ceccaroni, Augello. In mezzo Segre, Ranocchia, Hernani. Davanti Johnsen, Vavassori e Pohjanpalo. La Carrarese di Pagliuca, reduce da due vittorie consecutive, parte forte con il 76% di possesso nei primi 15 minuti.Perin deve fare un miracolo al 14′ su corner. Al 25′ la svolta: Hernani salta secco l’uomo con un doppio passo ubriacante e serve un cioccolatino a Johnsen che fa 1-0.Nella ripresa la Carrarese è più intraprendente e al 73′ trova il pari con Rubino, appena entrato per Martini. Sembra il copione del pareggio beffa. All’80’ invece Pohjanpalo calcia, la palla resta lì, e Vavassori la ribadisce in rete per il definitivo 2-1.Sette vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta, 18 reti fatte e 8 subite. Il Palermo sale a 22 punti, +5 sul Mantova a 17.Ma i numeri non dicono tutto. Oggi il Palermo ha vinto male. Hernani lento in transizione ma dentro le azioni dei due gol del Palermo, Segre impreciso, Cassandro saltato secco in occasione del gol. Pohjanpalo lasciato troppo solo nella morsa dei centrali.Eppure vincere male è il marchio di chi sale. Quando non gira il gioco, gira il carattere. Inzaghi non ha trovato la carta dalla panchina — Estevez e Mazzitelli non hanno dato quanto richiesto — ma ha trasmesso grinta. Magnani attento, Perin decisivo, Johnsen e Vavassori entrambi da 7, decisivi.La Carrarese esce a testa alta, ma il Palermo ha i singoli che risolvono.Ora testa al Pisa: mercoledì 28 ottobre ore 19 in trasferta, primo vero scontro diretto lontano dal Barbera. Se questo Palermo vince anche quando gioca male, la fuga può diventare definitiva.

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